Tosca - Arena di Verona 2019

TRAMA

 

ATTO I

Roma, giugno 1800

Un uomo entra di nascosto nella Chiesa di San Sant'Andrea della Valle. È Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana, arrestato dalle autorità pontificie e appena evaso dal carcere di Castel Sant’Angelo. Si rifugia nella cappella di famiglia, dove la sorella, la marchesa Attavanti, ha preparato un travestimento femminile per facilitargli la fuga.

Brontolando, arriva il sagrestano. Ce l'ha con il pittore Mario Cavaradossi, che lo ha incaricato di lavare i pennelli; l'artista, inoltre, non gli sta simpatico per le sue idee libertarie e filo-francesi. Al rintocco dell'Angelus, compare Cavaradossi e riprende a dipingere una tela raffigurante la Maddalena, ispirata dal volto di una sconosciuta vista in chiesa nei giorni precedenti.

Non appena il sagrestano si allontana, Angelotti esce dal nascondiglio; Cavaradossi riconosce a stento l'amico, di cui condivide la fede rivoluzionaria. Dopo un rapido scambio di battute, l'improvviso arrivo di Floria Tosca, amante del pittore e celebre cantante, costringe il fuggiasco a nascondersi nuovamente.

Gelosissima, la donna sospetta una presenza femminile. Cavaradossi la rassicura, ma i sospetti si fanno brucianti quando Tosca, osservato con attenzione il dipinto, riconosce nell'immagine della Maddalena il volto della marchesa Attavanti, che crede sua rivale e che in realtà frequentava la chiesa, fingendo di pregare, per preparare la fuga del fratello. Lui le spiega di aver preso a modello quella donna senza sapere chi fosse e alla sua insaputa, e riesce a placare la scenata di gelosia esprimendo con tenerezza il suo amore. Si danno quindi appuntamento per quella notte stessa - dopo lo spettacolo di Tosca - nella villa del pittore fuori Roma.

Rimasto solo con Angelotti, Cavaradossi si offre di nasconderlo nel suo podere e gli spiega come raggiungerlo. Un colpo di cannone proveniente da Castel Sant'Angelo annuncia che la fuga è stata scoperta. Il pittore decide di accompagnare l'amico. I due escono rapidamente.

Ritorna in chiesa il sagrestano. Seguito da chierici e cantori, comunica la notizia di una sconfitta di Napoleone Bonaparte. Tutti gridano e ridono felici, ma l'entusiasmo viene presto troncato dal barone Scarpia, capo della polizia, che irrompe in chiesa sulle tracce del prigioniero. Noto per la ferocia e la dissolutezza, l'inquisitore ordina all'agente Spoletta e agli altri uomini del suo seguito di ispezionare ogni angolo.

Nella fuga precipitosa Angelotti ha lasciato dietro di sé alcuni indizi, tra cui un ventaglio con lo stemma degli Attavanti che faceva parte del travestimento. Le confidenze del sagrestano, che non ha mai provato simpatia per Cavaradossi, convincono inoltre Scarpia della complicità del pittore.

Quando Tosca ritorna in chiesa in cerca dell'amante, il capo della polizia le fa vedere il ventaglio, alimentando in lei gelosia e sospetti. Ormai convinta che Mario la tradisca con la marchesa Attavanti, la donna si precipita furiosa verso la villa del pittore convinta di sorprendere i due amanti. Scarpia ordina a Spoletta di pedinarla. Poi, mentre il popolo intona il Te Deum per la vittoria sui francesi, rivela il suo progetto perverso: possedere Tosca e farne impiccare l'amante.

 

ATTO II

È sera. A Palazzo Farnese, Scarpia sta cenando nella sua camera e attende con impazienza notizie di Angelotti. Dalla finestra del palazzo entra l'eco della festa indetta per la sconfitta di Napoleone e alla quale di lì a poco si esibirà anche Tosca. Il barone chiede al gendarme Sciarrone di consegnare alla cantante un biglietto per convocarla dopo la recita.

Entra Spoletta. L'agente riferisce di aver seguito Tosca e perquisito la villa, ma di non aver trovato il fuggiasco. In compenso, ha arrestato Cavaradossi. L'uomo viene quindi introdotto e alle domande di Scarpia risponde con atteggiamento deciso e sprezzante, negando ogni complicità nella fuga del prigioniero. In sottofondo si sente la voce di Tosca che prende parte alla cantata celebrativa. L'interrogatorio si fa più serrato, ma Cavaradossi nega di sapere dove si nasconda Angelotti.

Arriva Tosca. Cavaradossi le raccomanda a bassa voce di non riferire quanto ha visto nella sua villa.

Mentre il pittore viene condotto nella vicina stanza della tortura per essere ancora interrogato, Tosca si sforza di rimanere calma e di rispondere con disinvoltura alle domande insidiose di Scarpia. Ma alle grida di Mario sotto tortura non resiste e rivela il nascondiglio di Angelotti.

Cavaradossi viene riportato sanguinante e svenuto nella stanza di Scarpia. Quando si riprende, capisce che Tosca ha ceduto e la maledice. Poi, alla notizia che Bonaparte ha vinto la battaglia di Marengo, trova la forza di esultare per la vittoria e di gridare in faccia a Scarpia il suo disprezzo. Immediatamente viene condannato a morte e condotto in carcere.

A questo punto Tosca cerca di muovere a pietà l'aguzzino, gli offre perfino del denaro. Scarpia, brutalmente, le offre la possibilità di salvare la vita dell'amante in cambio di un rapporto sessuale. Lei rifiuta, ma quando Spoletta porta la notizia che Angelotti si è suicidato e che tutto è pronto per la fucilazione di Mario, cede al ricatto.

Scarpia le fa credere di predisporre una fucilazione simulata, con armi caricate a salve, ma contemporaneamente ordina a Spoletta un’esecuzione regolare. La donna chiede un salvacondotto per fuggire con Cavaradossi.

Mentre Scarpia è impegnato a firmare il documento, Tosca vede un coltello sul tavolo e lo afferra, nascondendolo. Quando l'uomo cerca di abbracciarla, lo pugnala a morte e, prima di fuggire con il lasciapassare, colta da pietà cristiana, gli pone accanto due candele e gli posa sul petto un crocefisso.

 

ATTO III

Siamo sulla piattaforma di Castel Sant'Angelo. Lo scampanio delle chiese romane e il canto malinconico di un pastorello annunciano l'alba. In attesa di essere giustiziato, Cavaradossi inizia a scrivere una lettera di addio che il carceriere, in cambio di un anello, accetta di consegnare a Tosca. Dopo qualche riga è sopraffatto dai ricordi struggenti e dalla sensuale rievocazione dei momenti d'amore trascorsi con l'amata. Si prepara ad affrontare la morte con disperata consapevolezza, quando, inattesa, arriva Tosca.

Agitata, la donna gli mostra il salvacondotto e poi confessa di aver ucciso Scarpia, mettendolo al corrente dell'intrigo. Lo avvisa che la fucilazione sarà una finzione e che, finita la messinscena, potranno partire insieme per Civitavecchia. Gli spiega anche come comportarsi: dovrà cadere con naturalezza, come se fosse colpito sul serio.

Finalmente giunge il plotone. Tosca raccomanda a Mario di fingere bene: lui la rassicura che cadrà “come la Tosca in teatro”. La fucilazione ha luogo, Spoletta impedisce il colpo di grazia. Ma quando il plotone si allontana, Tosca si accorge disperata che Mario è stato ucciso realmente e si rende conto dell'ultima beffa di Scarpia.

Voci confuse si avvicinano: le guardie hanno scoperto l'omicidio. Spoletta si precipita su Tosca per arrestala, ma lei rapidamente raggiunge gli spalti del castello e si getta nel vuoto, sfidando Scarpia “avanti a Dio!”.

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Arena di Verona

L'Arena di Verona è un anfiteatro romano situato nel centro storico di Verona, icona della città veneta insieme alle figure di Romeo e Giulietta. Si tratta di uno dei grandi fabbricati che hanno caratterizzato l'architettura ludica romana ed è l'anfiteatro antico con il miglior grado di conservazione, grazie ai sistematici restauri realizzati dal seicento ad oggi.

Durante il periodo estivo viene utilizzato per il celebre festival lirico e vi fanno tappa numerosi cantanti e band.

 

Architettura

Spaccato dalla parte con l'Ala che mostra le scale ed i passaggi, e mappa dell'anfiteatro, con segnalate le cloache

L'elemento base della pianta dell'anfiteatro è costituito dall'ellisse dell'arena (lo spazio centrale in cui si svolgevano gli spettacoli), che fu quasi sicuramente tracciata sul terreno all'inizio dei lavori: il perimetro esterno dell'anfiteatro si ottenne poi tracciando una linea concentrica a quella dell'arena. Questa ellisse base venne ottenuta con quattro cerchi, di cui i due minori (posti lungo l'asse maggiore) ottenuti suddividendo il semiasse maggiore in cinque parti di 25 piedi l'una, due delle quali altro non sono che il raggio preso all'estremità dello stesso asse maggiore. La curva maggiore invece ha un raggio di sette parti da 25 piedi, con il centro all'estremità del prolungamento esterno.

L'arena misura 75,68 m x 44,43 m, ovvero 250 x 150 piedi romani, dunque una cifra tonda, a conferma della semplicità del modulo base utilizzato, con un rapporto tra asse maggiore e asse minore di 5 a 3. La cavea è invece larga 39,40 m, ovvero 125 piedi, mentre le dimensioni massime dell'anfiteatro (asse maggiore x asse minore) sono di 152,43 m x 123,23 m, ovvero 520 x 420 piedi romani.

L'anfiteatro sorgeva su di una lieve prominenza artificiale (mentre oggi si trova sotto il normale livello stradale), e le sue fondazionierano costituite da una platea in opera cementizia. Tra l'anello più esterno e la base del podio vi è un dislivello di 1,60 m.[58] Il drenaggio delle acque, molto importante per un'opera di tali dimensioni, era assicurato da tre cloache anulari poste sotto il pavimento di altrettante gallerie concentriche, che non erano altro che la struttura portante del primo piano. Altre due cloache erano poste lungo gli assi maggiore e minore della struttura, e portavano le acque di scarico fino all'Adige (tra l'altro, una di queste è stata esplorata per circa cento metri). Questo sistema di fogne era molto efficiente, anche per via delle grandi dimensioni: l'altezza si mantiene costantemente sui due metri.Esse furono costruite con tratti di muratura a ciottoli legati con malta, e alternati a file orizzontali di tre mattoni, mentre grandi lastre di pietra fungono da copertura. Una tecnica simile era stata utilizzata per la messa in opera dell'impianto fognario cittadino.

 

Struttura interna

 

Partendo dall'interno dell'anfiteatro e muovendo lungo l'asse delle gallerie si trovano un massiccio in opera cementizia a 6,80 m dal margine esterno della cavea e quindi la prima galleria, larga 3 m ed alta 3,60 m, seguita dopo 11,18 m dalla seconda, larga 3,30 m ed alta 9,10 m, ed quindi la terza galleria a 14,45 m dalla seconda, larga 4,30 m ed alta 8,15 m.[61]Sopra la galleria più esterna ne sorgeva un'altra (delle stesse dimensioni), che, a sua volta, reggeva il portico della cavea.

Queste tre gallerie concentriche andavano a formare quattro settori. Partendo sempre dall'interno, tra l'arena e la prima galleria è presente il primo ordine di gradinate, il maenianum. Il primo corridoio anulare, detto praecinctio, poggiava sullavolta della prima galleria, e separava il secondo ordine di gradinate, tra prima e seconda galleria. Sopra la volta della seconda galleria vi era quindi il secondo corridoio anulare, che separava il secondo dal terzo ordine di gradinate. A questo punto le scale che portano ai vomitori hanno un andamento più complesso ed iniziano ad incrociarsi. Vi era quindi un terzo corridoio anulare che separava terzo e quarto ordine di gradinate. Dopo si alzava un portico, in corrispondenza della galleria più esterna, il cui tetto poggiava sul colonnato antistante la cavea da una parte, e su delle mensole (ancora visibili sull'Ala) dall'altra.

 

L'ingresso più monumentale dell'anfiteatro è posto ad ovest dell'edificio, quindi verso porta Borsari e la via Postumia: qui la volta centrale è alta il doppio delle altre e giunge fin sotto le gradinate della cavea. Il settore ovest doveva quindi essere il più importante,[61] come sembra confermare anche la diversa disposizione delle scale d'accesso rispetto al settore est: nel primo settore (quello ovest) gli ambienti sono simmetrici, in questo modo i corridoi sono realizzati rettilinei e conducono dunque gli spettatori direttamente agli ordini inferiori delle gradinate, mentre nel settore est i corridoi sono piuttosto irregolari, e la maggior parte delle persone veniva incanalato verso gli ordini di gradinate superiori. Al contrario, nel settore ovest la maggior parte degli ospiti era incanalato verso gli ordini inferiori. Inoltre, dall'ingresso monumentale, entrava probabilmente la processione che inaugurava i giochi.

 

Come arrivare a Verona - Auto, autobus, treno o aereo?

In Auto 
Verona è facilmente raggiungibile percorrendo: 
- l'autostrada A4 Serenissima Milano - Venezia, uscendo a Verona Sud. 
- la A 22 Brennero - Modena, raggiungendo il raccordo con la A 4 in direzione Venezia con uscita a Verona Sud. 
Arrivati all'uscita dal casello autostradale seguire l'indicazione con la dicitura "tutte le direzioni" e successivamente quella per il centro. Distanze approssimative da Verona percorrendo l'autostrada: 
Vicenza km 51 Venezia km 114 Firenze km 230 
Brescia km 68 Bologna km 142 Roma km 600 
Padova km 84 Bolzano km 157 Napoli km 800 
Trento km 103 Milano km 161 

In Autobus 
Il centro della città è collegato con i comuni limitrofi e il Lago di Garda da un servizio pubblico di autobus di colore blu. 
La stazione degli autobus si trova di fronte alla Stazione FS di Verona Porta Nuova. 
Per controllare gli orari e le direzioni consultare il sito dell'Azienda Provinciale Trasporti Verona(APTV). 



In Treno 
La stazione principale è VERONA PORTA NUOVA, che si trova all'incrocio tra la linea Milano - Venezia e la linea Brennero - Roma. 
Esistono collegamenti con tutte le maggiori stazioni ferroviarie italiane per mezzo di treni diretti, Intercity e Eurostar durante tutto l'arco della giornata. 
Tempi approssimativi di percorrenza: da Padova 1 ora; da Vicenza 40 minuti; da Venezia 1 ora e mezza; da Milano 2 ore; da Roma 5 ore. 
Dalla stazione si può accedere agli autobus per il centro, con fermata in Piazza Bra, la piazza centrale dove si trova l'Anfiteatro Arena. 
Le linee per raggiungere il centro sono: 11, 12, 13, 14, 72 e 73. 


In Aereo 
L'Aeroporto Valerio Catullo di Verona Villafranca si trova a circa 10 chilometri dal centro città, in direzione sud-ovest. Presso l'Aeroporto Catullo operano varie compagnie aeree tra cui Air Dolomiti. 
È disponibile un servizio di autobus navetta dall'aeroporto alla Stazione FS di Porta Nuova e viceversa. La fermata dell'autobus si trova davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Anche l'Aeroporto Gabriele D'Annunzio di Brescia Montichiari, a 52 Km da Verona, è collegato alla Stazione FS di Verona Porta Nuova da una navetta che effettua il servizio di collegamento due volte al giorno. Anche la fermata di questa navetta si trova davanti alla Stazione FS di Verona Porta Nuova.

 

Parcheggiare 

 
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Istruzioni per arrivare in auto 

L’Arena è facilmente raggiungibile percorrendo l'autostrada A4 Serenissima Milano - Venezia, uscendo a Verona Sud. 

Dalla A22 Brennero - Modena, raggiungendo il raccordo con la A4 in direzione Venezia con uscita a Verona Sud. 

Arrivati all'uscita dal casello autostradale seguire l'indicazione con la dicitura "tutte le direzioni" e successivamente quella per il centro. Per parcheggiare vicino all’Arena potete servirvi di “Parcheggio Arena” in via Bentegodi. 

Parcheggiare comodamente e prenotare il posto auto.

E' possibile prenotare il posto auto presso i seguenti parcheggi Saba Abertis, a un passo dall’Arena di Verona:

Parcheggio Arena
Via M.Bentegodi,8 - Verona - 37122

Parcheggio Arsenale
Piazza Arsenale,8 - Verona - 37126

Parcheggio Isolo
Via Ponte Pignolo, 6/c - Verona - 37129

Parcheggio Polo Zanotto
Viale Università,4 - Verona - 37129

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