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La clemenza di Tito

VenueTeatro Regio di Parma
Calendarven 19 mar 2027 - dom 21 mar 2027
Sinossi/Dettagli

Trama

La vicenda si svolge a Roma, nel 79, poco dopo l'eruzione del Vesuvio.

 

Atto I

Vitellia, figlia dell'imperatore Vitellio, riceve la visita di Sesto, suo amante ed esecutore materiale di una congiura: la donna mira ad uccidere Tito, per completare la vendetta del padre (il padre di Tito, Vespasiano, ha spodestato il padre di lei) e di sé stessa (Tito ha abbandonato Vitellia in favore della principessa Berenice). Sesto, amico intimo dell'imperatore, esita, ma per amore di Vitellia si prepara ad organizzare il colpo, aiutato dal congiurato Lentulo (Come ti piace, imponi). Arriva Annio, amico di Sesto e intimo dell'imperatore, che comunica una notizia straordinaria: per ragion di stato Tito ha allontanato da sé Berenice. Vitellia, sperando di tornare a godere del favore di Tito, impone a Sesto di sospendere la congiura (Deh, se piacer mi vuoi)
Nel Foro romano, un coro omaggia le virtù dell'imperatore (Serbate, o Dèi custodi): il prefetto Publio ed Annio gli comunicano la decisione del Senato di edificare un tempio in suo onore con i tributi delle province. Tito ringrazia, ma preferisce usare le tasse in favore delle popolazioni colpite dalla recente eruzione del Vesuvio, causando nuova ammirazione da parte del popolo adorante. Rimasto solo con Sesto e Annio, l'imperatore sfoga il suo dolore per la perdita di Berenice, e comunica ai due confidenti di voler sposare una nobildonna romana. La scelta ricade su Servilia, sorella di Sesto e amata da Annio: Sesto cerca di difendere la causa dell'amico, ma Annio, addolorato, rinuncia all'amore ed approva la scelta dell'imperatore. Tito quindi lo incarica di comunicare egli stesso la notizia a Servilia (Del più sublime soglio).
Servilia, ricevuta da Annio la notizia, non vuole rinunciare alla loro relazione (Ah, perdona al primo affetto) e si reca dall'imperatore per rivelargli la verità: Tito, stupito e commosso dal nobile cuore della donna, rinuncia al loro matrimonio (Ah, se fosse intorno al trono). Tale notizia però non giunge alle orecchie di Vitellia, che, offesa e furibonda, prima si scaglia contro l'innocente Servilia, poi sprona l'impacciato Sesto a vendicarla (Parto, ma tu, ben mio). Appena partito Sesto, tuttavia, Publio ed Annio comunicano a Vitellia la decisione di Tito di sposarla: Vitellia non riesce a simulare la propria agitazione, e parte alla ricerca di Sesto (Vengo, aspettate!).
Sesto, diviso tra l'amore per Vitellia e la fedeltà verso Tito, entra nel Campidoglio già invaso dalle fiamme di un incendio. Mentre gli altri personaggi si aggirano confusi e spaventati per la scena (Deh, conservate oh Dei), Vitellia ritrova Sesto, che comunica la morte dell'imperatore e, sconvolto, fa per rivelare la sua colpevolezza, ma viene messo a tacere dalla donna. L'atto si conclude con il lamento generale per l'orribile tradimento (Ah, dunque l'astro è spento).

 

Atto II

Annio informa Sesto che l'imperatore non è morto ed è sopravvissuto alla congiura: Sesto esulta, ma si domanda chi allora abbia colpito, nel Campidoglio. Di fronte al turbamento di Sesto, Annio viene a sapere la verità, e, sconvolto, gli consiglia di tornare subito al cospetto dell'imperatore per non destare sospetti (Torna di Tito a lato). Partito Annio, Vitellia esorta Sesto a fuggire per la sicurezza di entrambi, ma arriva Publio con l'ordine di arrestarlo: la trama è stata rivelata dal congiurato Lentulo, che, orgoglioso per la buona riuscita del piano, si era cinto del diadema e del manto regale, ed era stato colpito da Sesto, convinto che egli fosse Tito. Sesto parte tra le guardie, lasciando Vitellia in preda al rimorso (Se al volto mai ti senti).
La corte rende grazie per la salvezza dell'imperatore, il quale, addolorato e sconvolto, riceve le prove dell'interrogatorio di Lentulo e della complicità di Sesto alla congiura. Sconvolto per l'amicizia tradita e per l'orribile delitto di lesa maestà (Che orror! Che tradimento!), Tito ordina che Sesto venga condotto a lui per interrogarlo: dopo l'iniziale turbamento (Quello di Tito è il volto), l'imperatore cerca di comprendere le ragioni che hanno portato a tanto il suo migliore amico. Sesto tace, per difendere Vitellia, ed invoca la morte (Deh, per questo istante solo). Tito, furibondo, rinuncia tuttavia ai propositi di vendetta e giustizia, e decide di risparmiare l'amico: finge tuttavia con Publio e la corte di volerlo condannare a morte, solo per graziarlo di fronte a tutti (Se all'impero, amici Dèi).
Annio e Servilia comunicano a Vitellia la notizia della condanna: i due scongiurano la futura imperatrice ad intercedere presso Tito per la grazia di Sesto. Vitellia esita, causando l'ira di Servilia (S'altro che lagrime), ma, commossa dall'amore di Sesto, che mai ha fatto il suo nome, decide di rinunciare al trono (Ecco il punto, o Vitellia... Non più di fiori). La donna arriva precipitosa nell'anfiteatro, e interrompe la cerimonia (Che del ciel, che degli dèi) per smascherarsi. Di fronte all'inaspettata colpevolezza di Vitellia, Tito non rinuncia a fare mostra di clemenza, perdonandola e ridonando libertà a Sesto e ai congiurati. L'opera si conclude con un'acclamazione universale alla bontà dell'imperatore (Tu, è ver, m'assolvi, Augusto).

 

  • - Dove si trova il Teatro Regio di Parma?
    • Il Teatro Regio di Parma si trova nel centro storico di Parma, in Italia, una città rinomata per il suo ricco patrimonio musicale e la sua tradizione operistica. L’indirizzo è Str. Giuseppe Garibaldi, 16/A, 43121 Parma, Italia.
  • - Quanto tempo prima dovrei arrivare allo spettacolo?
    • Consigliamo di arrivare almeno 30 minuti prima dell’orario previsto per l’inizio dello spettacolo. In questo modo avrete abbastanza tempo per trovare l’ingresso, tenere pronto il biglietto, utilizzare il guardaroba se necessario e raggiungere il vostro posto. Se non conoscete il teatro, vi consigliamo di arrivare con ulteriore anticipo.
  • - Qual è il codice di abbigliamento del Teatro Regio di Parma?
    • Si consiglia un abbigliamento casual elegante. Gli ospiti possono anche scegliere un abbigliamento più formale per le opere serali o gli eventi speciali. In genere non è necessario indossare abiti da sera, ma consigliamo di evitare abbigliamento da spiaggia, sportivo o eccessivamente informale.
  • - È disponibile un guardaroba presso il Teatro Regio di Parma?
    • Sì. Il teatro dispone di un guardaroba dove i visitatori possono lasciare cappotti, ombrelli, cappelli e borse. La disponibilità e le eventuali restrizioni possono variare a seconda dello spettacolo.
  • - Il Teatro Regio di Parma è accessibile alle persone con mobilità ridotta?
    • Il teatro offre percorsi accessibili in sedia a rotelle e posti riservati agli utenti in sedia a rotelle. I posti accessibili dovrebbero essere prenotati in anticipo. Contattateci direttamente per assicurarvi che siano disponibili posti adeguati.
  • - È consentito scattare fotografie e registrare video durante gli spettacoli?
    • Durante gli spettacoli non sono consentite fotografie né registrazioni audio o video. Si prega di spegnere il cellulare e le eventuali sveglie prima dell’inizio dello spettacolo.
Cast

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Opera seria in due atti KV 621
Libretto di Caterino Mazzolà da Pietro Metastasio
Edizione Bärenreiter Urtext
Prima rappresentazione il 6 settembre 1791 al Teatro degli Stati di Praga

 

Direttore Ottavio Dantone,
regia Chiara Muti,
scene Alessandro Camera,
costumi Tommaso Lagattolla,
luci Vincent Longuemare

ORCHESTRA GIOVANILE “LUIGI CHERUBINI”
CORO DELLA CATTEDRALE DI SIENA GUIDO CHIGI SARACINI
Maestro del coro Lorenzo Donati

Nuova produzione in coproduzione con
il Teatro Alighieri di Ravenna,
i Teatri di Piacenza,
il Teatro Comunale di Ferrara,
il Teatro Giuseppe Verdi di Pisa,
la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

 

Cast
Tito Vespasiano:
Ilker Arcayürek

Vitellia:
Mariangela Sicilia

Servilia:
Martina Licari

Sesto:
Arianna Vendittelli

Annio:
Paola Gardina

Publio:
Francis Leo

Location
Teatro Regio di Parma

Il Teatro Regio di Parma, originariamente costruito con il nome di Nuovo Teatro Ducale, è un teatro d’opera e una compagnia lirica situati a Parma, in Italia.

Costruito per sostituire un teatro ormai obsoleto, il nuovo Ducale acquisì prestigio negli anni successivi al 1829, soprattutto dopo che il compositore Giuseppe Verdi, nato nei pressi di Busseto, a circa trenta chilometri di distanza, raggiunse la fama. Anche il direttore d’orchestra Arturo Toscanini era molto conosciuto a Parma, dove nacque nel 1867.

Come ha osservato Lee Marshall, «sebbene non sia famoso quanto il Teatro alla Scala di Milano o il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio della città è considerato dagli appassionati d’opera una delle vere sedi della grande tradizione italiana, e il pubblico esperto è noto per esprimere apertamente la propria approvazione o disapprovazione, non soltanto dalla galleria».

La sala, con 1.400 posti, quattro ordini di palchi sormontati da una galleria, fu inaugurata il 16 maggio 1829 con la prima rappresentazione dell’opera Zaira di Vincenzo Bellini. Lo spettacolo fu replicato altre sette volte, sebbene non riscuotesse grande successo tra il pubblico parmense. Inizialmente era stato invitato Rossini a comporre un’opera per l’inaugurazione del teatro, ma, essendo troppo impegnato, l’incarico fu affidato a Bellini. Tuttavia, durante la stagione inaugurale furono messe in scena tre opere di Rossini, tra cui Moïse et Pharaon, Semiramide e Il barbiere di Siviglia.

Oggi il teatro mette in scena circa quattro opere per stagione, da metà gennaio ad aprile, e dal 2003 presenta ogni anno, nel mese di ottobre, un Festival Verdi.

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