it
it v
Phone
Cart0 Biglietti
Totale: 0€
Account
Calendar
Search
Menu
X

Aroldo

VenueTeatro Regio di Parma
Calendarven 01 ott 2027 - sab 16 ott 2027
Sinossi/Dettagli

L’ambientazione durante la Quarta Crociata, un atto completamente nuovo e un cambiamento dello status sociale dei personaggi: Aroldo non è semplicemente una nuova versione di Stiffelio, ma un’opera decisamente diversa, nonostante Verdi abbia ripreso una parte considerevole della musica originale. Inoltre, sebbene Verdi avesse deciso di ritirare la partitura a causa delle torture e delle trasformazioni a cui era stata sottoposta da parte della censura in tutta Italia, ponendo così fine al noleggio dei materiali delle sue opere ai teatri, riteneva un peccato rinunciare alla musica di Stiffelio, che stimava profondamente.

Dopo aver portato a termine gli impegni per Le trouvère e Simon Boccanegra, Verdi si dedicò quindi alla rielaborazione di Stiffelio, trovando nel suo fidato collaboratore Francesco Maria Piave la disponibilità a individuare una soluzione e a preparare un libretto che rispecchiasse da vicino la storia di Stiffelio senza rischiare conseguenze con la censura. Riprendendo il romanzo Harold, the Last of the Saxon Kings di Edward Bulwer-Lytton, un autore a lui caro, Piave elaborò con la massima abilità possibile questa nuova versione.

Tuttavia, la scomparsa del protagonista, un pastore protestante trasformato in Aroldo in un laico, l’attenuazione del suo conflitto interiore e l’improbabile concessione di un divorzio medievale indeboliscono notevolmente la credibilità dell’opera, relegandola nell’ambito dei melodrammi d’altri tempi.

D’altra parte, la mano di Verdi nella composizione della partitura appare molto più matura rispetto a quella di sette anni prima. Con i suoi sviluppi, le modifiche e le aggiunte, Aroldo rappresenta uno dei momenti più densi e raffinati della produzione verdiana del periodo centrale. In particolare, l’atto finale romantico, che sostituisce la versione di Stiffelio con una citazione evangelica, è arricchito da raffinate orchestrazioni, da una musica tempestosa fino ad allora memorabile e da una scena di perdono che supera di gran lunga molti dei concertati composti fino a quel momento.

Tutto ciò, però, servì a poco: dopo il debutto del 16 agosto 1857 a Rimini, l’opera rimase brevemente nei cartelloni dei teatri e ricomparve soltanto nel 1953, per essere poi rappresentata molto raramente. Divenne così, senza dubbio, l’opera meno conosciuta di Verdi.

Giuseppe Martini

 

Trama

Epoca: il 1200 circa. Scena: nei primi tre atti il castello di Egberto presso Kent; nel quarto atto le sponde del lago Lomond in Scozia.

 

Atto I

Quadro I

Salotto nel castello di Egberto.

Aroldo, di ritorno da una Crociata, viene accolto dagli abitanti del castello. Quindi giunge Mina, turbata e tormentata dal rimorso, che confessa di avere tradito il marito Aroldo quando questi era in guerra (Ciel, ch'io respiri!...). Mina sta pregando per invocare l'aiuto del cielo quando entrano Briano e Aroldo; quest'ultimo è preoccupato per lo stato d'animo della moglie, il cui pensiero gli ha dato forza nel lungo periodo di assenza durante il quale ha combattuto i Saraceni. Rimasti soli, Aroldo spiega a Mina che Briano, ora suo fedele compagno, gli ha salvato la vita in combattimento presso Ascalona. Quando Aroldo prende la mano di Mina, è sorpreso nel vedere che ella non indossa l'anello che la madre dello stesso Aroldo le aveva regalato in punto di morte. Aroldo vorrebbe sapere dove si trova l'anello e cerca di scavare nei sentimenti della moglie, ma i due vengono interrotti dal ritorno di Briano, che annuncia l'arrivo di ospiti. Briano e Aroldo partono.

Giunge Egberto, il padre di Mina, e nota che la figlia sta scrivendo una lettera. Egberto, che sospetta di una relazione tra Mina e Godvino, suo ospite, le chiede se la lettera è destinata a Godvino. Impadronitosi della lettera ancora non terminata, Egberto ne legge le parole, dirette non a Godvino ma ad Aroldo (Di voi non son più degna!...) e capisce di non essersi ingannato. Egli vorrebbe che Mina mantenesse il segreto e si assicurasse l'amore di Aroldo (Duetto: Dite che il fallo a tergere) ma lei gli resiste. Egberto insiste e le chiede di obbedirgli e di cedere al suo volere (Duetto: Ed io pure innanzi agl'uomini): è suo dovere di moglie, Mina deve smettere di piangere e nessuno deve sospettare alcunché. Mina infine sembra cedere (Duetto: Or meco venite, il pianto non vale).

Quadro II

Fuga di stanze nel castello.

Godvino entra furtivamente in una sala, mentre una festa si sta svolgendo all'interno. Si lamenta di essere stato ignorato da Mina di cui è innamorato e infila una lettera, che vorrebbe fare avere all'amata, tra le pagine di un libro che può essere chiuso e di cui possiede la chiave. Godvino è stato osservato da Briano, entrato senza essere visto, che s'insospettisce. La sala è invasa dai convitati, tra i quali anche Godvino si confonde. Tutti esprimono la loro gioia per il ritorno di Aroldo.

Briano si avvicina ad Aroldo e gli rivela i suoi sospetti ma, tratto in inganno dall'abbigliamento simile dei due uomini, indica in Enrico, un cugino di Mina, l'autore della lettera, invece di accusare Godvino. Aroldo, furente, racconta la storia di un uomo che perpetrò un tradimento nascondendo una missiva in un libro (Aria: Vi fu in Palestina), e dice che nel libro, che indica, si racconta una storia simile. Chiede a Mina, che possiede una copia della chiave di aprirlo, ma al rifiuto di lei rompe il sigillo facendo cadere la lettera nascosta. Egberto riesce a raccoglierla prima di Aroldo, e si rifiuta di consegnarla al genero, che non esita a scagliarsi contro di lui incurante dell'età e delle proteste di Mina. Egberto, al corrente della vera situazione, chiede a Godvino di raggiungerlo al vicino cimitero, dove lo sfiderà a duello.

 

Atto II

Antico cimitero del castello di Kenth.

Mina è sola nel cimitero, dove prega la defunta madre di aiutarla (Aria: Oh cielo!... ove son io!...). Quando sopraggiunge Godvino, chiede di essere lasciata sola e vorrebbe farsi restituire l'anello che gli aveva regalato. Godvino le dichiara ancora il proprio amore, mentre Mina sostiene di udire la voce della madre provenire dalla tomba (Aria: Ah, dal sen di quella tomba). Giunge Egberto, che scaccia Mina e chiede a Godvino di scegliere tra due spade; Godvino vorrebbe rifiutare il confronto con un uomo assai più anziano di lui, ma i crescenti insulti di Egberto lo inducono ad accettare e il duello comincia. Giunge però Aroldo, che impone loro di porre fine alla lotta. Aroldo tende la mano a Godvino, ma Egberto gli dice che sta stringendo la mano di chi lo ha tradito. Al ritorno di Mina, Aroldo si rende conto della situazione (Era vero?... ah no... è impossibile...). Egberto chiede ad Aroldo, furioso nei confronti di Mina, di punire la persona giusta, e Aroldo vorrebbe restituire la spada a Godvino e sfidarlo, ma Godvino rifiuta. Arriva Briano, che ricorda all'amico la necessità del perdono. Aroldo sviene.

 

Atto III

Un'anticamera nel castello di Egberto.

Egberto si sente disonorato per non essere stato capace di vendicarsi (O spada dell'onor). Godvino è fuggito, lasciando una lettera con cui chiede a Mina di seguirlo, e per Egberto è come avere perso una figlia (Mina, pensai che un angelo ). Egberto sta per tentare il suicidio, ma giunge Briano, annunciando che Godvino è stato catturato e verrà ricondotto al castello. Egberto, al pensiero della vendetta di nuovo possibile, viene preso da incontenibile gioia (Oh gioia inesprimibile).

Entrano Aroldo e Godvino, e Aroldo chiede al rivale cosa farebbe se Mina fosse libera. Mina viene convocata, e Aroldo chiede a Godvino di nascondersi e di ascoltare non visto il dialogo che seguirà. Aroldo spiega a Mina che partirà e che devono separarsi (Opposto e il calle che in avvenire), e aggiunge che ella potrebbe redimersi sposando l'uomo che ha conquistato il suo cuore, presentandole una lettera di divorzio. Mina la firma, dichiarando che essi sono ora reciprocamente liberi, ma dice anche che, nonostante tutto, non potrà mai essere di un altro uomo e che continuerà ad amare Aroldo. Su insistenza di Aroldo, Mina ammette che la relazione con Godvino è il frutto di un inganno di cui è stata vittima. Aroldo giura che Godvino morirà, rivelandole che il rivale è nella stanza accanto. Ma giunge Egberto impugnando una spada insanguinata: ha ottenuto la sua vendetta uccidendo Godvino. Briano conduce Aroldo in chiesa, mentre Mina resta sola invocando la pietà divina.

 

Atto IV

Una valle nei pressi del lago Lomond.

Al tramonto, gruppi di pastori, cacciatori e mietitori si sono riuniti sulle sponde del lago e si allontanano cantando. Entrano Briano e Aroldo, e quest'ultimo confessa all'amico di amare ancora Mina. Si Mettono a pregare, ma comincia una tempesta, che risospinge i popolani verso il lago. Una barca che ha resistito a stento alla tempesta giunge a riva, e da essa scendono Mina ed Egberto. Cercando rifugio, Egberto bussa ad una porta e, con sua sorpresa, appare Aroldo, il quale è furioso, poiché lui e Briano si erano recati in questo luogo remoto senza assolutamente attendersi di rivedere Mina o il padre. Nonostante la contrarietà di Aroldo, Egberto lo supplica di rispettare Mina, pur se non vuole più esserne il marito. Mina cerca di calmare il padre (Pace, mio padre, calmati). Nella speranza di essere perdonata, ella prega Aroldo di volerla ascoltare un'ultima volta (Allora che gli anni avran domo il core). Si avanza allora Briano, pronunciando le celeberrime parole bibliche: Il Giusto un dì ha detto: "Il sasso scagliato fia primo da quegli ch'è senza peccato". E allor perdonata la donna s'alzò. Aroldo scoppia in pianto, e, cedendo alle suppliche di Egberto e dello stesso Briano, concede il perdono alla moglie. Tutti esclamano: Trionfi la legge divina d'amor!!!, Mina ed Aroldo si abbracciano e sono nuovamente uniti.

 

Cast

Musica Giuseppe Verdi

Direttore d’orchestra Roberto Abbado,

Regia Daniele Menghini

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Maestro del coro Martino Faggiani

Location
Teatro Regio di Parma

Il Teatro Regio di Parma, originariamente costruito con il nome di Nuovo Teatro Ducale, è un teatro d’opera e una compagnia lirica situati a Parma, in Italia.

Costruito per sostituire un teatro ormai obsoleto, il nuovo Ducale acquisì prestigio negli anni successivi al 1829, soprattutto dopo che il compositore Giuseppe Verdi, nato nei pressi di Busseto, a circa trenta chilometri di distanza, raggiunse la fama. Anche il direttore d’orchestra Arturo Toscanini era molto conosciuto a Parma, dove nacque nel 1867.

Come ha osservato Lee Marshall, «sebbene non sia famoso quanto il Teatro alla Scala di Milano o il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio della città è considerato dagli appassionati d’opera una delle vere sedi della grande tradizione italiana, e il pubblico esperto è noto per esprimere apertamente la propria approvazione o disapprovazione, non soltanto dalla galleria».

La sala, con 1.400 posti, quattro ordini di palchi sormontati da una galleria, fu inaugurata il 16 maggio 1829 con la prima rappresentazione dell’opera Zaira di Vincenzo Bellini. Lo spettacolo fu replicato altre sette volte, sebbene non riscuotesse grande successo tra il pubblico parmense. Inizialmente era stato invitato Rossini a comporre un’opera per l’inaugurazione del teatro, ma, essendo troppo impegnato, l’incarico fu affidato a Bellini. Tuttavia, durante la stagione inaugurale furono messe in scena tre opere di Rossini, tra cui Moïse et Pharaon, Semiramide e Il barbiere di Siviglia.

Oggi il teatro mette in scena circa quattro opere per stagione, da metà gennaio ad aprile, e dal 2003 presenta ogni anno, nel mese di ottobre, un Festival Verdi.

Alloggio

Acquista ora

Buoni regalo

Regala a qualcuno una notte indimenticabile all’opera.
Scegli un buono regalo e lascia che scelga lo spettacolo che ama—musica, dramma e arte di livello mondiale, tutto in un’unica elegante esperienza.
Festival d'opera in Europa, programma ufficiale e biglietti
Instagram
Payment
© 2026 RM EUROPA TICKET GmbH
Whatsapp