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CCN | Aterballetto

VenueTeatro Regio di Parma
Calendarven 30 apr 2027
Sinossi/Dettagli

Ceneri

«Quello che inizia come una celebrazione collettiva si trasforma gradualmente in una cerimonia di commiato. Alcuni corpi vengono allontanati, velati e simbolicamente sepolti da coloro che rimangono. Cenere e acqua ricadono su di loro in un gesto sospeso tra punizione, lutto e benedizione. Nel corso della storia, le comunità hanno costruito rituali per onorare i propri morti e mantenerne viva la memoria. Seppellire, coprire, lavare o vegliare un corpo non è mai stato soltanto un atto di commiato, ma anche un modo per riconoscere che l’esistenza individuale continua a vivere all’interno di una storia condivisa. I morti rimangono tra i vivi attraverso il ricordo, le storie custodite collettivamente e i gesti che una comunità sceglie di preservare. In Ceneri, la cenere parla al tempo stesso di scomparsa e permanenza. È ciò che resta dopo il passare del tempo, ma anche la traccia materiale di una vita che si rifiuta di svanire del tutto. L’acqua, al contrario, agisce come elemento di transizione e trasformazione: purifica, accompagna, benedice e rende possibile il passaggio da uno stato a un altro. Insieme, cenere e acqua trasformano la scena in un rito ambiguo, nel quale non è possibile capire se stiamo assistendo a un’espulsione, a un funerale o a un atto collettivo d’amore. La danza, la parola, la musica e la forza del coro trasformano il palcoscenico in uno spazio di confronto politico ed emotivo. Come in Pasolini, le ceneri non sono soltanto il residuo di qualcosa che è passato. Sono la traccia persistente di una domanda che continua ad accompagnarci. L’immagine più contemporanea dell’opera non è semplicemente quella di una comunità che si immunizza contro l’altro, ma quella di una generazione che cerca disperatamente di appartenere a qualcosa, temendo al contempo di perdere ciò che la rende unica. In questa tensione convergono Gramsci, Pasolini e il nostro presente.» Marcos Morau

Marcos Morau e il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto condividono uno spazio permanente di ricerca artistica, poetica e sociale. Questa collaborazione nasce dal desiderio comune di esplorare idee fondamentali della cultura, della filosofia e dell’arte italiane, offrendo spazio alla ricerca artistica dinamica e curiosa di Morau, senza basarsi su residenze fisse o strutture formali. Questa nuova creazione riflette sia la percezione di una società che appare sempre più frammentata, sia l’importanza di ricordare la profondità e l’attualità del pensiero artistico italiano. Dopo essersi confrontato con l’opera e la figura di Ennio Morricone, Morau si rivolge ora a Pier Paolo Pasolini, un’altra figura fondamentale le cui idee continuano a risuonare con forza nel presente. Se Notte Morricone era incentrato sulla figura dello stesso Morricone, Ceneri sposta l’attenzione sul momento presente. Invece di rappresentare Pasolini come persona, lo spettacolo prende avvio dalle sue parole e le utilizza per riflettere su come il suo pensiero continui a parlare al nostro tempo. Il progetto risponde anche a un’esigenza più ampia: osservare con maggiore attenzione il mondo che ci circonda, dalla realtà urbana quotidiana allo spazio immaginativo dell’arte. Invita a riflettere su una questione spesso assente dal dibattito pubblico contemporaneo: il ruolo della cultura nel plasmare il nostro modo di pensare, comportarci e vivere insieme, sia come individui sia come comunità.

 

DOPPIOGIOCO

«All’interno di una scatola nera, lo spazio è attraversato da fasci di luce bianca: un anello, un campo, un confine che pretende di definire chi siamo. Due canestri identici restano immobili come sentinelle, simboli di conquista e fallimento, bersagli che si illuminano o svaniscono a seconda di chi li guarda. Tutto è predisposto, eppure nulla è stabile: il gioco potrebbe iniziare in qualsiasi momento, anche quando nessuno è davvero pronto. I corpi entrano in scena, si riconoscono, diventano diffidenti, si dividono in squadre senza sapere perché, stringono alleanze per istinto, si tradiscono per necessità. Ogni gesto è una prova che vibra come un presagio. Ogni passo può essere calcolo oppure esitazione. Il riscaldamento non prepara, ma mette a nudo: tensioni, sospetti, il silenzio prima della rottura. Vediamo la palla al centro della scena. Peso, promessa, minaccia. Quando tocca terra, non rimbalza semplicemente: detona. Una piccola esplosione che incrina la superficie, il respiro, le relazioni tra i corpi. Ogni passaggio è un rischio, ogni tiro una confessione. Ci si affida all’altro per istinto oppure si colpisce con la precisione di un atto necessario. Protezione e ferita emergono dalla stessa energia. I tentativi di canestro avvengono nel buio, fendendo l’aria come preghiere o sfide lanciate nel vuoto. Chi tira non può sapere se colpirà il bersaglio o soltanto il ricordo di un’intenzione. In quell’istante sospeso, tutti trattengono il respiro. Ciò che conta non è il punteggio, ma il coraggio di non guardare, di lasciar andare ciò che non può essere controllato. In seguito, il gruppo esplode, collassa su sé stesso, si divora e si sostiene. Uno contro tutti. Tutti contro uno. La folla contro la solitudine, e la solitudine che a volte grida più forte della folla. Le regole esistono soltanto per essere infrante. L’anello è una gabbia solo per chi non osa attraversarlo. I corpi si spingono, si sollevano e si bloccano a vicenda, come nella vita quotidiana, dove amore e competizione convivono nello stesso gesto. Poi, all’improvviso e senza preavviso, i corpi si muovono all’unisono. Le due squadre si dissolvono e si ricompongono in un unico organismo che respira. È un momento fragile e assoluto. La geometria del campo diventa una guida, non più una barriera. Il conflitto si trasforma in danza, la lotta diventa ascolto. Non c’è alcuna vittoria da conquistare, ma soltanto un equilibrio improvviso, prezioso come una tregua. Poi il caos ritorna, perché fa parte della nostra natura. Le alleanze si spezzano di nuovo. La traiettoria della palla si frantuma nell’aria, moltiplicandosi come i dubbi, come i tentativi. Le palle cadono una dopo l’altra, esplosioni al rallentatore che raccontano ciò che è andato perduto e ciò che potrebbe ancora accadere.» Philippe Kratz

DOPPIOGIOCO è un’opera coreografica con otto interpreti in scena, ambientata su un campo da basket trasformato in spazio performativo. Il palcoscenico è definito da un pavimento nero segnato da linee bianche che delineano il campo, mentre un pallone da basket e due canestri costituiscono gli unici elementi scenografici. Il lavoro è animato da una forte dualità musicale, in cui la musica classica contemporanea si interseca e si fonde con l’hip hop. Partendo dal movimento atletico, la coreografia lo rielabora in un linguaggio fisico e relazionale, generando dinamiche in costante trasformazione tra gruppo e duetto, competizione, alleanza e frammentazione.

  • - Dove si trova il Teatro Regio di Parma?
    • Il Teatro Regio di Parma si trova nel centro storico di Parma, in Italia, una città rinomata per il suo ricco patrimonio musicale e la sua tradizione operistica. L’indirizzo è Str. Giuseppe Garibaldi, 16/A, 43121 Parma, Italia.
  • - Quanto tempo prima dovrei arrivare allo spettacolo?
    • Consigliamo di arrivare almeno 30 minuti prima dell’orario previsto per l’inizio dello spettacolo. In questo modo avrete abbastanza tempo per trovare l’ingresso, tenere pronto il biglietto, utilizzare il guardaroba se necessario e raggiungere il vostro posto. Se non conoscete il teatro, vi consigliamo di arrivare con ulteriore anticipo.
  • - Qual è il codice di abbigliamento del Teatro Regio di Parma?
    • Si consiglia un abbigliamento casual elegante. Gli ospiti possono anche scegliere un abbigliamento più formale per le opere serali o gli eventi speciali. In genere non è necessario indossare abiti da sera, ma consigliamo di evitare abbigliamento da spiaggia, sportivo o eccessivamente informale.
  • - È disponibile un guardaroba presso il Teatro Regio di Parma?
    • Sì. Il teatro dispone di un guardaroba dove i visitatori possono lasciare cappotti, ombrelli, cappelli e borse. La disponibilità e le eventuali restrizioni possono variare a seconda dello spettacolo.
  • - Il Teatro Regio di Parma è accessibile alle persone con mobilità ridotta?
    • Il teatro offre percorsi accessibili in sedia a rotelle e posti riservati agli utenti in sedia a rotelle. I posti accessibili dovrebbero essere prenotati in anticipo. Contattateci direttamente per assicurarvi che siano disponibili posti adeguati.
  • - È consentito scattare fotografie e registrare video durante gli spettacoli?
    • Durante gli spettacoli non sono consentite fotografie né registrazioni audio o video. Si prega di spegnere il cellulare e le eventuali sveglie prima dell’inizio dello spettacolo.
Cast

Regia: Gigi Cristoforetti.

Direttrice della compagnia: Sveva Berti.

 

Ashes

Regia e coreografia: Marcos Morau.

Musica: Le ceneri di Gramsci di Giovanna Marini. Pubblicazione discografica: I Dischi di Angelica – Block Nota, 2006.

Sound design e musiche originali: Alex Röser Vatiché, Ben Meerwein.

Costumi: Silvia Delagneau.

Disegno luci: CUBE.bz.

Assistenti alla coreografia: Shay Partush, Fabio Calvisi.

Si ringrazia in modo speciale Sartoria Fondazione I Teatri.

Produzione: Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto.

Co-produzione: Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

In collaborazione con AngelicA | Music Research Centre – Bologna.

 

DOUBLE GAME

Coreografia: Philippe Kratz.

Drammaturgia e scenografia: Fabio Cherstich.

Musiche aggiuntive: Various Artists.

Sound design e musiche originali: Luca Maria Baldini.

Costumi: Patricia Villirillo.

Realizzazione dei costumi: Nuvia Valestri.

Disegno luci: Valerio Tiberi.

Produzione: Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto.

Co-produzione: Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

Location
Teatro Regio di Parma

Il Teatro Regio di Parma, originariamente costruito con il nome di Nuovo Teatro Ducale, è un teatro d’opera e una compagnia lirica situati a Parma, in Italia.

Costruito per sostituire un teatro ormai obsoleto, il nuovo Ducale acquisì prestigio negli anni successivi al 1829, soprattutto dopo che il compositore Giuseppe Verdi, nato nei pressi di Busseto, a circa trenta chilometri di distanza, raggiunse la fama. Anche il direttore d’orchestra Arturo Toscanini era molto conosciuto a Parma, dove nacque nel 1867.

Come ha osservato Lee Marshall, «sebbene non sia famoso quanto il Teatro alla Scala di Milano o il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio della città è considerato dagli appassionati d’opera una delle vere sedi della grande tradizione italiana, e il pubblico esperto è noto per esprimere apertamente la propria approvazione o disapprovazione, non soltanto dalla galleria».

La sala, con 1.400 posti, quattro ordini di palchi sormontati da una galleria, fu inaugurata il 16 maggio 1829 con la prima rappresentazione dell’opera Zaira di Vincenzo Bellini. Lo spettacolo fu replicato altre sette volte, sebbene non riscuotesse grande successo tra il pubblico parmense. Inizialmente era stato invitato Rossini a comporre un’opera per l’inaugurazione del teatro, ma, essendo troppo impegnato, l’incarico fu affidato a Bellini. Tuttavia, durante la stagione inaugurale furono messe in scena tre opere di Rossini, tra cui Moïse et Pharaon, Semiramide e Il barbiere di Siviglia.

Oggi il teatro mette in scena circa quattro opere per stagione, da metà gennaio ad aprile, e dal 2003 presenta ogni anno, nel mese di ottobre, un Festival Verdi.

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